Davvero dobbiamo spegnere i condizionatori quest'estate?
"Preferite la pace o il condizionatore? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre!" Così ha terminato un intervento il premier Mario Draghi nella conferenza stampa il 6 aprile.
La crisi energetica impone delle scelte per il Governo che andranno inevitabilmente a impattare i consumatori, che hanno già visto negli ultimi mesi bollette stratosferiche. Ma quali sono veramente i rischi? Saremo costretti a spegnere i nostri condizionatori nei mesi estivi visto il continuare del conflitto? Oppure si tratta di un allarmismo eccessivo?
Table of Contents
Stangata del costo di Gas e Energia Elettrica
L'aumento più chiaro e lampante è di sicuro la fornitura di Gas Naturale. Solo la Russia infatti costituisce il 30% di tutto il consumo europeo, che diventa il 50% dell'import non considerando la produzione interna. Per il nostro paese però il gas russo costituisce il 43% dell'intera richiesta di gas nazionale. Secondo solo alla Germania (49%) tra i grandi paesi europei che rischiano maggiormente. Questo aveva già causato nei mesi scorsi, per il timore di un possibile conflitto, un aumento delle bollette del Gas in Italia che nell'ultimo trimestre aveva visto un +41,8%, fonte ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente). Questi mesi però si succedevano ad altri mesi con importanti aumenti del prezzo. Questo prezzo, record storico degli ultimi 20 anni del gas, pare destinato a salire ancora, anche se sono difficili previsioni in un contesto così imprevedibile e dinamico. Molto dipende dagli altri paesi esportatori, in particolare l'Azerbaijian, che è chiamato a raddoppiare il proprio export per i paesi europei. L'energia elettrica in Italia purtroppo vede degli aumenti ancor superiori. Il 40% dell'energia elettrica dell'Italia è infatti prodotta da centrali termiche a Gas. Nell'ultimo trimestre, i prezzi ARERA hanno visto un'impennata al +55,6% del costo per kWh per l'energia elettrica.Aumento prezzi delle Materie Prime
Gas e Energia elettrica purtroppo non sono gli unici punti sensibili dell'economia europea che questa guerra ha rapidamente mostrato. Ucraina e Russia sono infatti i due grandi granai d'europa. Lo scoppio del conflitto ha portato a +5,7% del prezzo in un solo giorno, raggiungendo il record assoluto del prezzo a 344 euro a tonnellata. La pasta e il pane dovrebbero avere quindi aumenti di prezzo, rispettivamente +12,5% per la prima e +3,7% per il secondo. La scarsità però delle riserve dei cereali in Europa (in mano principalmente alla Francia) potrebbe portare però ad aumenti del +30% per la pasta e +10% per il pane nel breve futuro. Il mais segue a ruota con un +5,5% nella giornata di ieri con 304 euro per tonnellata. Non solo l'alimentare e l'energetico sono stati influenzati, ma tutti i beni rifugio hanno visto aumenti tra cui:- Petrolio: +8%
- Alluminio: quota record di 3382 $ per tonnellata
- Metano: +25,4% a 111,5 € per MWh
- Oro: +2,4% e salgono anche Platino e Palladio
Crollo delle Borse Finanziarie
Le preoccupazioni dei mercati si riflettono in modo chiaro nelle chiusure delle borse finanziarie di ieri. Con un ovvio crollo di quella Russa che tocca un incredibile -45%, anche per l'ormai certezza dell'applicazione di sanzioni economiche per le aziende russe.| Variazione Borse Finanziarie dall’inizio del conflitto al 28 Febbraio | |
|---|---|
| Milano | -1,99% |
| Parigi | -2,53% |
| Londra | -0,45% |
| Francoforte | -1,30% |
| USA Dow Jones | -1,81% |
| USA Nasdaq | +4,88% |
| Shanghai | -1,75% |
| Tokyo | +1,47% |
| Mosca | -19,91% ma chiusa dopo i primi crolli |